“Attivare l’economia solidale”

… verso il Distretto di Economia Solidale

a Bologna e Provincia

“non fare da soli quello che è possibile fare insieme”

Il 26 gennaio 2013 alcuneassociazioni, chefannoparte del CRESER (CoordinamentoRegionale EconomiaSolidale Emilia Romagna) e cheoperano a Bologna e provincia, hannolanciato la
proposta di dar vita a un percorso condiviso in vista della costruzione di una rete di economia solidale sul nostro territorio. Questa proposta è fondata sul desiderio e sull’intenzione di generare
un insieme più ampio di soggetti (gruppi, associazioni, imprese, cooperative, cittadini) che si impegnino a sviluppare un modello diverso di economia, a beneficio dell’intera collettività.
Le realtà che stanno alla base di ogni percorso solidale sono la conoscenza e la relazione tra le persone: per questo, si è pensato di partire da alcuni incontri sulle tematiche fondamentali
dell’economia solidale.

Calendario degli incontri:

Venerdì 8 Marzo 2013 – ore 20.45
nella Sala Polivalente del Quartiere Savena, via Faenza 4 – Bologna
e avrà per tema :
“Le Reti di Economia Solidale: cosa sono e cosa fanno
_ Incontri successivi in programma
(sempre nella Sala Polivalente del Quartiere Savena, via Faenza 4 – Bologna)
venerdì 12 aprile 2013, ore 20.45
“La sovranità alimentare”
venerdì 17 maggio 2013, ore 20.45
“I beni comuni”
venerdì 7 giugno 2013, ore 20.45
“Abitare solidale”
venerdì 20 settembre 2013, ore 20.45
“La finanza etica, mutualistica e solidale”
per maggiori informazioni: ecosolbo@posta.indivia.net

La Crisi Economica e il Cambiamento

 

LA CRISI ECONOMICA E IL CAMBIAMENTO
con Pierluigi Paoletti – www.centrofondi.it

http://sanlazzarointransizione.wordpress.com/2012/01/13/crisi-economica-come-opportunita-di-cambiamento/

Domenica 29 gennaio 2012 alle ore 11.00

presso Sala di Città – San Lazzaro in Savena (BO)

Giornata promossa e organizzata da:

San Lazzaro in Transizione (http://sanlazzarointransizione.wordpress.com)

GASBOSCO (http://www.gasbosco.it)

PROGRAMMA

11.00-13.00 Conferenza Paoletti

13.00-14.30 Pranzo condiviso: ciascuno porta qualcosa da mangiare e da bere da condividere con gli altri e non dimenticate il “kit di transizione” (piatto, bicchiere e posate riutilizzabili)

14.30-16.30 Momento di partecipazione: utilizziamo il dinamico e divertente metodo del World Cafè per condividere le idee che abbiamo su questi temi e per tentare di rispondere ad alcune domande (ad esempio: come possiamo rafforzare la nostra economia locale? quali attività imprenditoriali possono aiutarci ad uscire dalla crisi? in che modo lo Scec può aiutare l’economia?)

RIFLESSIONI SUL TEMA

In questo periodo di grave crisi finanziaria ed economica politici, industriali, sindacalisti, giornalisti ed economisti sembrano tutti d’accordo nel sostenere quella che sembra l’unica via d’uscita dalla crisi: la crescita (intesa come crescita del PIL).

In realtà tentare di far ripartire la crescita delle nostre economie, non solo è molto difficile perché è venuta a mancare la spinta propulsiva dei combustibili fossili a basso prezzo (in pochi anni il prezzo medio del petrolio è passato da 20$ a 100$ al barile … un effetto del picco del petrolio ) ma è anche un modo per peggiorare ulteriormente l’impatto distruttivo del nostro stile di vita sull’equilibrio del pianeta che ci ospita, già gravemente alterato .

E allora che fare ?

Sembra un paradosso, ma la crisi economica è una splendida occasione per cambiare !

Comprendendo le cause della crisi economica che stiamo vivendo (e assistere alla conferenza di Paoletti sarà molto importante proprio per questo !) potremo costruire insieme una nuova economia che sia finalizzata:
– al raggiungimento della resilienza delle nostre città piuttosto che sulla crescita fine a se stessa,
– alla nascita e allo sviluppo di nuove attività che siano rispettose dell’ambiente e delle persone,
– alla collaborazione piuttosto che alla competizione,
– alla pace piuttosto che alla lotta,
– alla solidarietà piuttosto che allo sfruttamento,
– alla produzione locale di cibo biologico e di energia rinnovabile,
– alla rinascita dell’artigianato,
– alla diffusione del riutilizzo e del baratto come sistema efficiente per ridurre lo spreco e la quantità di rifiuti,
– alla crescita delle (buone) relazioni tra le persone come primo strumento per aumentare il benessere e la prosperità !

Insomma questa difficile crisi ci sta mettendo nelle condizioni di migliorare la nostra vita … sta a noi crederci e dare il nostro contributo in questa direzione.

Vi aspettiamo numerosi !

Relatori incontri “Oltre l’utopia”

 



_  19 febbraio 2011,  ore 20.30
Davide Bochicchio
“Alimentazione sostenibile: cambiare il mondo mangiando”

Relatore > Davide Bochicchio, medico veterinario, professore a contratto di Chimica presso l’Università di Bologna, esperto in nutrizione umana, è membro del gruppo guida di “Monteveglio città di Transizione” e si occupa in particolare di alimentazione sostenibile.

Tema > “Alimentazione sostenibile: cambiare il mondo mangiando”

Quello che mangiamo ha lo straordinario potere di cambiare il mondo. Ma anche e soprattutto di cambiare noi stessi e il nostro stato di salute. Il percorso alimentare dell’umanità, iniziato 4 milioni di anni fa, negli ultimi 50 anni si è perso per strada: dobbiamo riflettere su cosa stiamo mangiando e su cosa dovremmo mangiare.


_  12 marzo 2011,  ore 20.30
Cristiano Bottone
“Cos’è una città in transizione: dalla dipendenza dal petrolio alla forza delle comunità locali”

Relatore > Cristiano Bottone, co-direttore creativo di un’agenzia di pubblicità e marketing, si occupa da anni di sostenibilità ecologica e sociale, alla ricerca di strade alternative per la costruzione di un futuro sostenibile.

È uno dei soci fondatori di “Transition Italia”, il nodo italiano del movimento internazionale, e fa parte del gruppo guida di “Monteveglio Città di Transizione”, la prima Transition Town italiana.

Tema > Il mondo sta cambiando rapidamente e radicalmente e noi possiamo fare soltanto due cose: subire le conseguenze dei cambiamenti o costruirci il nostro futuro.  Un futuro che sia possibilmente sereno, piacevole, vivibile.

Ci sono oltre 250 comunità nel mondo che ci stanno provando attraverso il processo di Transizione: pare che funzioni!


_  1 aprile 2011,  ore 21.00
Andrea Segrè
“Quale agricoltura per il futuro del pianeta?”

Relatore > Andrea Segrè, Preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, è docente di politica agraria e politiche dello sviluppo agricolo presso vari Atenei, in Italia e all’estero. Autore di numerose pubblicazioni, ha fondato e dirige “Last Minute Market”, spin off accademico dell’Università di Bologna per il recupero a fini solidali dei prodotti alimentari destinati ai rifiuti.

Tema >  Il cibo, oltre ad essere elemento essenziale per la vita, è una chiave di lettura importante della situazione mondiale: fame e malnutrizione, abbondanza e spreco, agricoltura tradizionale e o.g.m.

Come assicurare cibo per tutti? Come tutelare l’ambiente naturale e la nostra salute?

Quale agricoltura, quindi, per il futuro del pianeta?

_  7 ottobre 2011,  ore 21.00

Roberto Mancini
“Per un’altra politica: scegliere il bene comune”

Relatore > Roberto Mancini, professore ordinario di filosofia teoretica presso l’Università di Macerata, è autore di numerose pubblicazioni e collabora con varie riviste (tra cui “Servitium” e “Altraeconomia”). Dirige la collana “Orizzonte Filosofico” dell’editrice Cittadella di Assisi. Tra le sue opere principali: “Senso e futuro della politica”, “L’uomo e la comunità”, “L’amore politico: sulla via della nonviolenza con Gandhi, Capitini e Levinas”, “L’umanità promessa: vivere il cristianesimo nell’età della globalizzazione”, “Per un’altra politica: scegliere il bene comune”.

Tema >  La crisi di civiltà che investe la vita pubblica ci chiede di “cambiare politica”, cioè di cambiare radicalmente il modo in cui la politica viene concepita e praticata. Per generare la svolta è necessario che la società civile, i movimenti, le realtà sociali, culturali e associative propongano idee concrete e praticabili, cominciando a giocare un ruolo politico.

Occorre passare dalla dispersione al movimento, dal potere verticale al potere orizzontale, impegnarsi insieme per la legalità, la pace, la difesa della natura, la cooperazione internazionale, l’inclusione sociale, la centralità del lavoro.

Le metodologie e gli strumenti cui fare ricorso sono la partecipazione, il servizio, la non violenza, l’autoorganizzazione, la promozione sociale, l’educazione popolare.

_  4 novembre 2011,  ore 21.00
Vincenzo Balzani
“Energia per l’astronave Terra”

Relatore >  Vincenzo Balzani, professore ordinario di Chimica generale, è docente presso numerose Università in Italia e all’estero e membro di prestigiose Istituzioni scientifiche (tra cui la “European Photochemistry Association”, la “American Association for the Advancement of Science”, l’“Accademia Nazionale delle Scienze”, l' “Accademia dei Lincei”). E' stato nominato Grande Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti scientifici e per la sua attività ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Fa parte dell'Editorial Board di numerose riviste scientifiche. Si occupa molto di temi energetici, cercando di attirare l'attenzione sulla necessità di affrontare con urgenza l'incombente crisi energetica ed ecologica.

Tema >  Quanta energia usiamo? Come la produciamo? Cosa ci riserva il futuro? La questione energetica ha ormai una rilevanza globale: i nostri consumi possono continuare ad aumentare all’infinito? Quali e quante riserve energetiche ospita ancora l’astronave Terra? Il futuro della nostra civiltà dipende dalla disponibilità di energia: come districarci nel complesso mondo delle fonti energetiche (petrolio, biocombustibili, solare, eolico, nucleare)?

Lettera di Macondo per il Natale

 

dicembre 21, 2010

Pove del Grappa, 3 dicembre 2010

«Non domandare:

“Come mai i tempi antichi erano migliori del presente?”,

poiché una tale domanda non è ispirata da saggezza».

[Qoèlet 7,10]

«Quando cerchi Dio, Dio è lo sguardo dei tuoi occhi».

[Rumi]

Amiche e Amici carissimi,

c’è il sole mentre percorro a piedi la Valsugana, lungo la riva destra del Brenta, tra le contrade di San Gaetano e Collicello. È una tiepida mattina di ottobre e la valle si presenta luminosa, nella sua austera bellezza. Fra qualche ora, sulla montagna, arriveranno le prime nebbie, poi i nuvoloni neri fino al consueto temporale. A Valgàdena il sentiero si fa stretto e angusto, con impennate durissime, dominato da incombenti pareti di roccia grigiastra, su cui si allungano colate nere di umidità.

Continuando a salire, mi inoltro in un territorio lussureggiante di verde. L’umidità avvolge i tronchi degli alberi assediati dai muschi. Ai lati del sentiero il fitto del bosco (frassini, castagni, querce, faggi) è un mondo spugnoso, vivo, impenetrabile all’occhio. Nel sottobosco, custodito dentro vapori biancastri, immagino creature viscide che strisciano e si arrampicano nell’attesa di altra pioggia.

Arrivo nella piazzetta davanti alla chiesa del piccolo borgo di Costa. Silenzio. Sole e silenzio su questo terrazzo naturale. Il paese sembra assediato dalla natura che preme da tutti i lati, penetra tra le case e si appropria dei ruderi e dei sentieri, dei terrazzamenti un tempo coltivati. Qui l’assenza diventa un messaggio, che racconta quel che è accaduto. Abbandonarmi al piacere di una vaga malinconia è una tentazione, che assecondo. A mezzo chilometro, c’è Sasso Stefani, il borgo dove è nata mia madre. Le immagini rigogliose mi riportano all’infanzia povera e felice, anche se le case sembrano rimpicciolite e la gente più silenziosa.

Ho trovato chiusa perfino la chiesa, tozza come una contadina sformata dalle fatiche, fresca di restauri, ma come morta sul piccolo piazzale irregolare. Il prete non c’è più.

L’ultimo parroco è morto tanti anni fa. Selvatico e generoso, amante di Dio e della Chiesa con pudore e fedeltà. Il popolo all’inizio non lo capiva, urtato dai suoi modi e dalle sue parole, che di lui erano soltanto la corteccia. Sulla piazza o dall’altare, nei campi o a tavola, sul pulpito o al bar, la sua dura voce disse, per più di trent’anni, parole chiare e indisponenti, ma pronto a dare tutto a chi non aveva niente.

Morì poverissimo, senza lasciare nulla. Sul volto cespuglioso e scarno, la tristezza, per quella chiesa vuota, soprattutto di giovani, tutti emigrati in città, aveva scavato i segni definitivi. Lui, che aveva avuto la forza di opporsi al fascismo come pochi preti italiani, con la stessa forza si era opposto al comunismo. Violento e pudico, morì solo, com’era vissuto.

Appena morto, il paese sentì il vuoto che aveva lasciato. Tutti si resero conto che era stato l’unico prete capace di capirli e anche di ammansirli. Tutti, segretamente, anche i miscredenti, avevano fatto l’esame a sé stessi, di quanto male avevano detto di lui e del tanto bene che avevano ricevuto, sorprendendosi di aver guardato troppo al vino che beveva e non altrettanto alle cose cui rinunciava per gli altri. Solo più tardi si erano accorti che un paese, senza il prete, perde l’anima e diventa presto vecchio e triste. Sono passati più di trent’anni, ma il prete per sostituirlo non è più arrivato. La domenica c’è una messa sola, detta dal parroco che arriva trafelato dal borgo vicino.

Appena mi hanno riconosciuto, le vecchiette si sono avvicinate, pregandomi, senza lacrime, ma con un’amarezza irrepetibile, d’intercedere presso il vescovo perché mandi un prete. C’era in loro il dubbio che il rifiuto tanto duro nascondesse un segnale di castigo. «Ci verresti tu?» – mi sussurravano alcune, sorridendo con incredulità.

Partendo, ho guardato a lungo, da un gomito della strada, la tristezza delle case appoggiate le une alle altre, senza più la protezione del verde. Sulla soglia le donne continuavano a salutare con ampi segni di raccomandazione. La partenza mi sembrava una fuga, quasi un tradimento.

Il nostro continua a essere un tempo oscuro e confuso, sul piano delle relazioni, addirittura disperato. È morto l’uomo e resta solo la sua maschera.

Nel suo bel libro La morte del prossimo (Einaudi), il filosofo Luigi Zoja mette in evidenza comeper millenni un doppio comandamento ha retto la morale ebraico/cristiana: ama Dio e ama il prossimo tuo come te stesso. A fine ottocento Nietzsche ha annunciato: «Dio è morto». Passato il novecento, non è tempo di dire che anche il prossimo è morto? Affermazione che è conseguenza della prima: amerai Dio nel tuo prossimo, il prossimo è una parte di Dio. Il processo necrotico è stato lento ma inarrestabile: l’essere umano, dipendente dal denaro e dalla macchina, è incapace di accogliere l’amore: non abbiamo più nessuno da amare.

Le parole conclusive di Zoja sono addirittura allarmanti: la globalizzazione è ben lontana dall’essere un evento economico. Ogni giorno ci sta sotto gli occhi una tragedia del mondo: la fame, malattie devastanti, le stragi dimenticate, i danni climatici. Ciò che merita la nostra compassione e richiederebbe il nostro amore si fa sempre più evidente, ma anche sempre più lontano, sempre più astratto, manca di profondità come gli schermi che ce lo comunicano.

La lontananza si è sostituita alla vicinanza. Le nostre città sono diventate un agglomerato di sconosciuti, dove ciascuno avverte, se non un senso di sospetto e di diffidenza nei confronti degli altri, un certo fastidio, leggero ma costante. Evitarli è diventata ormai una condizione per sopravvivere. Sui treni si parla al telefono coi lontani e non ci si degna di uno sguardo per i vicini. Lungo le strade si passa accanto al prossimo come si passa vicino a un muro. Tutto questo toglie alla condizione umana quella socialità, che appartiene alla nostra natura di “animali sociali”, e diventa la prima fonte della depressione, che in Occidente è la sofferenza psichica più diffusa e più insidiosa.

Con la parabola del buon samaritano, Gesù Cristo ha proposto un salto rivoluzionario: amare lo straniero. È istintivo pensare che questo scandalo sia stato un fattore non secondario dell’isolamento, dell’abbandono e della morte del Cristo stesso. Oggi si chiede un balzo morale simile, se possibile, ancora più assoluto. Non ricordo malattie, in epoche passate, che abbiano colpito l’anima come l’attuale. Questa peste è definita, con un vocabolo nostalgico e poetico,lontananza. Sotto questo linguaggio poetico si nasconde un danno mortale e apparentemente irreparabile. Questa lontananza sbocca in una morte annunziata: non c’è nessuno da amare.

Viviamo un clima sociale talmente ipocrita da spegnere e attutire qualsiasi sussulto di rivolta nei confronti del conformismo imperante, causa principale di un perbenismo che concilia il dirsi cattolico col vivere una vita d’immoralità e di menzogna. Sembra che fra l’idolatria e il Dio vero non ci sia più alcuna linea di demarcazione. Molti cristiani hanno trasformato Dio in un feticcio, un dio portato a garanzia dei sistemi di dominazione, che confonde e cancella il Dio delle Scritture, che è il Dio dei profeti, un Dio geloso dell’uomo, un Dio che ascolta il grido dei poveri e degli oppressi, che non se ne sta in cielo, impassibile, a ricevere il fumo delle vittime. Questo Dio non è stato molto predicato. È il Dio della liberazione che trova la sua piena e ultima manifestazione in Gesù Cristo.

Che Dio vada amato sopra tutte le cose non è una novità, che il prossimo vada amato come sé stessi, non è una novità. La novità evangelica sta nel fare, delle due cose, una cosa sola. Col mito dell’interiorità, che qui diventa intimismo, invece, abbiamo diviso il mondo interiore dal mondo esteriore, affermando che l’amore di cui parla il vangelo è un fatto che riguarda solo il mondo interiore (la salvezza dell’anima) e non quello esteriore. Se, per esempio, mettiamo in rapporto critico il sistema bancario del solo profitto (la quintessenza del sistema economico che ci avvolge e ci condiziona) con il principio cristiano dell’amore gratuito, veniamo considerati, ingiustamente, sciocchi. Dico ingiustamente perché affermare che l’economia deve andare per conto suo, con le sue leggi, e il principio cristiano dell’amore deve seguire separatamente la sua strada, è un’autentica eresia che colpisce nel cuore il vangelo e la verità umana.

Il mondo interiore è il luogo sorgivo delle relazioni esteriori (quelle che ci danno identità pubblica), ma non ha una sua autosufficienza. Assumere il mondo interiore come un mondo significante per sé stesso, è un errore fatto apposta per mantenere il mondo esterno così com’è. In realtà un Dio conosciuto solo nella sfera dell’intimità è un idolo, non è il Dio vero.

In questo clima di incertezza e di paura, vediamo che c’è il ritorno a forme religiose, che sono delle vere alienazioni perché riscoprono un Dio estraneo al mondo, un Dio che s’incontra quando si fugge dal mondo. Questo non è il Dio di Gesù e soprattutto non è il Dio dell’uomo, perché non si può realizzare un autentico cammino verso Dio senza passare per la relazione primordiale, costitutiva, che è il rapporto con l’altro, con il Tu. Parlare di Dio prima di quell’incontro, significa in realtà uscire fuori dalla verità perché farò di Dio qualcosa di deforme. Se mi rapporto all’altro con esigenza di dominio, posso anche essere religioso, posso anche pregare Dio, ma quel Dio non sarà che la proiezione della mia presunzione, della mia superbia, della mia sete di dominio.

Se, invece, una persona mette sé stessa in un giusto rapporto col povero, con l’orfano, con la vedova, con lo straniero, con lo sfruttato, con il prigioniero, parlerà di Dio con verità e il suo Dio sarà un Dio vivo e vero. Altrimenti sarà un Dio falso.

Non vorrei che le mie parole fossero pietre, perché essendo un uomo, non sono senza peccato. Far circolare le parole è un lavoro giusto. Di quelle giuste, il merito sta nelle parole stesse, di quelle sbagliate, la responsabilità è mia. Se gli errori, però, non sono detti, come si può correggerli? Anche se non sono pietre, alcune parole bruciano la pelle, come ferro che scotta prima la mano di chi lo usa. Eppure deve usarlo.

Macondo continua, nonostante gli scossoni e le frenate, nella sua strada di ricerca laica dell’amore di Dio dentro l’umanità sofferente e l’infanzia negata. L’incontro gratuito e la formazione restano i capisaldi delle nostre fatiche e delle nostre mete, proprio nel momento in cui la cultura terzomondista è finita e sta nascendo la fase dell’intercultura e dello scambio.

Io e Gaetano stiamo diventando vecchi, a volte pure stanchi, ma come per incanto vediamo attorno a noi nascere improvvisamente fiori e spuntare, inaspettate, nuove primavere. Questo grazie all’attesa vissuta accanto ai bambini di strada, alle vedove di Srebrenica, ai giovani e agli adolescenti italiani, bisognosi di spazi aggregativi e di maestri che camminino con loro in umiltà.

Siamo nella stagione dei rinnovi e vorrei tanto che lo fosse anche per i nostri cuori e per il nostro paese. Rinnovi con radici in fedeltà antiche. Auspichiamo questo anche per Macondo e la rivista Madrugada, che da vent’anni sorge e canta, ricordandoci impegni e responsabilità. Grazie a tutti, anche ai nuovi che si aggiungeranno, per l’aiuto e la condivisione che ci donate.

Vi auguro per la festa di Natale e per l’anno nuovo che va a cominciare di ritrovare la fede come forza viva, come capacità inventiva, confronto, coraggio, passione per l’uomo e per il vangelo.

Esistono cinque cose nella vita che non si recuperano: una pietra dopo averla lanciata; una parola dopo averla detta; un’opportunità dopo averla persa; il tempo dopo che è passato; l’amore per chi non lotta. Io ho ancora tante cose da fare e (se va bene) pochi anni da vivere. Scusatemi, ho fretta.

Vi abbraccio tutti e ciascuno con affetto e tanta tenerezza,

Giuseppe Stoppiglia

Cineforum

 

Oratorio Don Bosco

via  Dal  Monte, 12  BOLOGNA

            

Comune di Bologna – QuartiereSavena

“CINEMAINSIEME”

Tre libri… tre film: letteratura anglosassone nel cinema

Ingresso gratuito.

L’appuntamento è alle 20:30 nella sala audiovisivi dell’oratorio don Bosco.

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martedì 11 gennaio 2011

Orgoglio e pregiudizio

di Joe Wright, Francia/GB, 2005

martedì 18 gennaio 2011

The Dead – Gente di Dublino

di John Huston, GB, 1987

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martedì 25 gennaio 2011

Quel che resta del giorno

di James Ivory, GB/USA, 1993

Approfondimento bibliografico a cura della Biblioteca "Natalia Ginzburg"

stand up

 Stand Up Take Action 2010!
Giornata di mobilitazione mondiale a favore della lotta alla povertà e per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Per il terzo anno consecutivo Amici dei Popoli, insieme a tante altre ong e associazioni del territorio, sarà in piazza per ricordare ai nostri governi gli impegni presi nella lotta contro la povertà. Immagini, video e musica animeranno la giornata di mobilitazione, lanciata dalla Campagna del Millennio delle  Nazioni Unite.